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Stonewall, l’insurrezione degli invertiti

“Quando sono cresciuta, negli anni ‘50, pensavo di sposarmi con qualche ragazzo, fare, sai, i soliti 2 o 3 figli, e guardando un ragazzo potevo dire: beh, obiettivamente è carino, ma non sentivo niente, non aveva alcun senso per me. Quello che finalmente ebbe senso per me fu quando baciai una donna e pensai: oh, ecco di che si tratta. E capii che ero lesbica, e capii che avrei attraversato l’inferno, avrei attraversato il fuoco per quell’esperienza, per quei baci”. Niente di meglio di questa dichiarazione dolorosamente bella, che l’attivista Martha Shelley ha fatto nel documentario sui 50 anni di Stonewall "Quando eravamo nell'ombra", per riassumere e rispecchiare lo spirito di lotta e il movimento che fu innescato la notte tra il 27 e il 28 giugno 1969. Il decennio della lotta contro la guerra del Vietnam, il decennio di Martin Luther King e le marce per i diritti civili, il decennio dell’arrivo dell'uomo sulla luna, dell'LSD e del movimento hippie, si è concluso con l'insurrezione dei froci, delle checche, dei finocchi, delle lesbiche e le leccafighe, dei maschiacci, dei culattoni, degli invertiti o “diversi” e di tutti coloro che i politici e le persone per bene (come Dio comanda) consideravano aberrazioni della natura.

Perché alla fine degli anni ’60, l'omosessualità era un reato penalmente perseguibile, una malattia, una psicopatia da curare, un disturbo mentale che impediva a coloro che ne erano affetti di essere lavoratori federali, medici o avvocati. La legge stabiliva che si dovevano indossare almeno tre indumenti del proprio sesso biologico. I gay, le lesbiche e i transgender affollavano gli ospedali psichiatrici, dov’erano sottoposti a torture farmacologiche, a elettroshock, a interventi di lobotomia e alla sterilizzazione, e la pubblicità televisiva avvertiva: “non si sa mai quando c'è un omosessuale in giro, e quando si scopre che qualcuno è uno di questi malati di mente, potrebbe essere troppo tardi". Persino le autorità avvertivano i bambini durante le attività o terapie di gruppo: “La cosa è seria, non illudetevi, possono essere ovunque, perciò, se qualcuno di voi si è lasciato coinvolgere da un adulto omosessuale o da un altro ragazzo, è meglio che smetta subito, perché uno su tre di voi diventerà frocio, e se vi becchiamo con un omosessuale i vostri genitori saranno i primi a saperlo, e vi beccheremo, non pensate che non verrete beccati”. La situazione era una vera polveriera, prima o poi qualcosa doveva esplodere, e non c’era bisogno di una grande scintilla in grado di far bruciare una casa, bastava una piccola scintilla per accendere la miccia e scatenare la rivolta, per appiccare il fuoco a quella “stalla piena di paglia”... E quella scintilla è arrivata, ha trasformato i costumi e ha segnato la nascita dei moderni movimenti omosessuali in occidente. E purtroppo, ancora oggi, questi sono alcuni dei commenti più comuni: “Non sono d’accordo, ma lo rispetto", "Se ogni giorno si vestono in modo normale, perché quel giorno si passeggiano quasi nudi?" e il nostro commento preferito: "Non capisco perché non ci sia una Giornata dell’Orgoglio Eterosessuale"...ma dai… Beh... Se c'è qualcuno qui intorno, a cui questi opinioni calzino a pennello, per favore, smettetela qui, non c'è bisogno di leggere altro, come ha detto il sergente Murtaugh nel film Arma Letale: “Naah...Sono troppo vecchio per queste stronzate!”.

Per tutti gli altri, torniamo al dunque, nel 1969 lo Stonewall Inn era un locale malfamato in mano alla mafia, un rifugio, un covo al centro del quartiere Greenwich Village dove i proprietari corrompevano la polizia e alle frequenti retate seguivano alcuni arresti e poco rumore. Vicino al bar, e ammucchiati in camion che durante il giorno venivano usati per il trasporto di carne, gli omosessuali facevano sesso. La notte tra il 27 e il 28 giugno, all’una del mattino, nel pieno della serata, il locale era stracolmo. Le elezioni comunali stavano per essere tenute a New York e gli ordini erano chiari: più controlli, più severità e una città più “ripulita”. Sei poliziotti in borghese sono entrati nel locale e hanno chiesto ai presenti di mettersi in fila per l'identificazione e, per la prima volta, i frequentatori dello Stonewall Inn non l'hanno fatto: “Questa volta non ce ne andiamo” hanno detto. Questa è stata una vera sorpresa. Per la prima volta, le drag queen, le lesbiche e i gay si sono ribellati e sono andati davanti ai poliziotti a volto scoperto, per affrontarli e lanciargli delle monete. I poliziotti si sono rinchiusi dentro il bar con alcuni dei frequentatori, mentre la gente arrivava e si affollava fuori. Centinaia, forse migliaia di persone erano lì. All'interno, il gruppo di poliziotti, che non aveva abbastanza uomini, impilava i mobili contro le finestre in attesa dei rinforzi che non arrivavano... La paura aveva cambiato lato.

Infine, cinque autobus pieni di agenti in tenuta antisommossa sono arrivati, ma la folla non si è impaurita, non si è nemmeno mossa. Le bottiglie, i vetri e i bidoni di rifiuti bruciati hanno seguito alle monete. La cosa cresceva a vista d’occhio e tutt’a un tratto, è scoppiato il pandemonio: non c’era modo di contenere la folla, i manganelli non riuscivano a tenere il passo e la polizia ha cominciato a indietreggiare, questo è ciò che ha dato ossigeno al fuoco. La gente urlava, correva, cantava, ballava e si prendeva gioco della polizia. "Nelle manifestazioni per i diritti civili abbiamo corso davanti alla polizia, nelle marce per la pace abbiamo corso davanti alla polizia, quella notte la polizia scappava da noi, i più deboli del sistema. È stato fantastico”, racconta nel documentario uno dei partecipanti. Quella notte è stata destinata a segnare l’inizio di una nuova era per le persone gay, lesbiche e transessuali, ma la rivoluzione non è finita lì, il 28 giugno. Il giorno dopo sono stati stampati e distribuiti centinaia di volantini, il movimento ha cominciato a organizzarsi, diverse manifestazioni sono state programmate e le rivolte e i disordini sono durati per giorni. E adesso loro, quelli più umili e servili, quelli isolati, quelli rifiutati e cacciati dal sistema, non stanno più zitti, mai più.